Bonifica Fibronit Bari, abbattuto l’ultimo capannone

L'abbattimento dell'ultimo capannone della ex Fibronit di Bari, sotto la tensostruttura

L’ultimo capannone del sito della fabbrica ex Fibronit di Bari è stato abbattuto. I lavori di bonifica della dell’intera area, finalizzati a neutralizzare ogni traccia di amianto anche dal sottosuolo, stanno rispettando la road map; la data di conclusione di tutte le operazioni di recupero del posto resta confermata per ottobre 2018. L’appalto di bonifica del Sito inquinato di interesse nazionale Fibronit fu aggiudicato a marzo 2016.

Il sopralluogo del sindaco di Bari Antonio Decaro e l’assessore regionale alla Difesa del Suolo Gianni Giannini, entrambi in camicia, al sito della ex Fibronit

A distanza di un anno esatto dall’abbattimento del primo muro, il sindaco di Bari Antonio Decaro e l’assessore regionale alla Difesa del Suolo Gianni Giannini hanno assistito alla demolizione dell’ultimo fabbricato. Anche questo inglobato all’interno di tensostrutture in decompressione, dove le macerie contaminate saranno frantumate e accumulate in un conglomerato cementizio. Tutta l’area, infine, sarà ricoperta da materiale di isolamento impermeabile, colmato poi da terreno, che andrà a creare una serie di collinette artificiali.

L’abbattimento dei muri è avvenuto in tutta sicurezza, dopo l’ok dei tecnici della ASL Bari che hanno eseguito la prova fumi.

Tecnici dell’ARPA Puglia e del Comune di Bari hanno eseguito il monitoraggio dell’aria, i cui valori sono stati sempre inferiori ai limiti di rilevabilità dello strumento e della falda, il cui controllo è stato effettuato sia con campionamenti discreti del controllo dei parametri prestabiliti sia con il monitoraggio dei parametri della temperatura, della pressione e del livello. I dati sono trasmessi in continuo per via telematica alla ripartizione Ambiente del Comune di Bari e all’ARPA.

«Non ci sarà più traccia della fabbrica – ha detto il sindaco Decaro. Questa è una vittoria per la città, certamente amara per le centinaia di vite umane spezzate ed è il risultato di un moto popolare che però porta il volto e il nome di una persona, Maria Maugeri, che con il suo impegno e la sua passione civile e politica si è dedicata per anni alle bonifiche ambientali di questa città. Avevo preso un impegno – ha continuato De Caro – con le famiglie delle persone scomparse perché qui lavoravano o abitavano nelle vicinanze e sento di averlo mantenuto. Nei prossimi giorni verrò a piantare un fiore: sarà il primo del Parco della Rinascita che realizzeremo per questo quartiere e per tutta la città».

Una tensostruttura in decompressione ricopre il capannone della ex Fibronit, per impedire alle fibre di amianto di diffondersi nell’aria; queste saranno aspirate da potenti motori

La Fibronit, che per 50 anni (1933-1985) ha prodotto manufatti per l’edilizia in amianto (eternit) nel cuore di Bari, tra i quartieri Japigia, Madonnella e Carrassi, è stata un grave pericolo per la salute pubblica – a Bari, ha ucciso oltre quattrocento persone tra dipendenti e abitanti – almeno fino a ottobre 2006 quando è iniziata la rimozione in sicurezza di 1600 tonnellate di amianto abbandonato su tetti, pavimenti e muri dei capannoni, poi trasportate in una discarica specializzata nel settore, in Germania.

Al posto della fabbrica della morte sorgerà un parco urbano che implementerà la superficie di area a verde del capoluogo, non palazzi costruiti su suoli inquinati ma un’area riqualificata, dove sono state eliminate le fonti di pericolo; i suoli bonificati saranno utilizzati a fini pubblici.

«È la dimostrazione che la visione dello sviluppo può essere diversa e finalizzata al miglioramento della qualità della vita e a preservare la salute dei cittadini – ha dichiarato l’assessore Giannini -. A Bari abbiamo deciso che l’amianto si poteva battere e lo abbiamo battuto, sia alla Fibronit che a Torre Quetta, regalando alla città nuovi spazi per tutti».

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