domenica, Agosto 14, 2022

Berlino, il Muro e le altre sue storie

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A maggio del 1998 ero a Berlino, in vacanza studio con il Politecnico di Milano. La città era in ri-costruzione, il progresso sembrava inarrestabile. Ma l’incontro fisico col Muro, pezzi di muro abbattuto nel 1989, mi riportò alla realtà e nella storia contemporanea del ‘900.

Berlino, trent’anni dalla caduta del Muro

Attorno allo sbarramento che ha diviso per anni la capitale tedesca sono circolate tante storie. Ve ne raccontiamo una

Il Chekpoint Charlie era freddo, abbandonato. Gli edifici che si fronteggiavano, vuoti, soli. Li ero io e la storia, a tu per tu, quella fredda mattina di maggio. A poca distanza pezzi di Muro. I segni, i colori, le frasi, raccontavano i dolori e le gioie vissute con grande emozione.

La mia grande meraviglia e stupore fu lo scoprire che il cemento armato è stato la materia prima del Muro. Chiuso in blocchi prefabbricati. Il Cemento armato lodato da Le Corbusier. Lui sosteneva che “…è un materiale che renderà il bene facile, il male difficile…”, di fatto, si è dimostrato all’umanità, in modo contrario.

Il Muro, come tutti sanno, erano due muri paralleli con una zona deserta nel mezzo e alla costruzione di quel deserto hanno contribuito i politici, gli architetti e gli urbanisti del tempo.

I miei amici tedeschi, incontrati durante la vacanza studio, mi hanno fatto comprendere che, quel deserto, è stato voluto dai berlinesi. Ed è stato il desiderio d’innocenza, il desiderio di cancellare, di dimenticare che ha creato quel deserto. Molti alle mie domande non rispondevano, non volevano parlarne, pochi si sono aperti, mi hanno raccontato: “…la città è un libro di storia a cielo aperto e non serve strappare una pagina solo perchè non piace. La città ha la memoria lunga, si può cancellare, ma non si dimentica…”.

Mi hanno raccontato che il Muro ha separato qualcosa che era già diviso nella città. Negli anni Venti Berlino Est era la Berlino dei poveri. Berlino Ovest, quella dei ricchi. Questa era la realtà prima e dopo l’ultima guerra e il muro ha confermato una divisione che già c’era nella città. Il fatto che oggi il muro non ci sia più, rende un po’ più accettabile la realtà e la condizione umana.

Li ho sentiti a distanza di tempo, dopo i cantieri della ri-costruzione. Mi hanno raccontato che oggi, Potsdamer Platz è piena di berlinesi. Berlinesi dell’est e berlinesi dell’ovest che si incontrano in una zona neutra, in una terra franca, in una casa comune. Camminando per le strade o nelle piazze ci si accorge che la gente ha ricominciato a vivere, in città si vive una vita normale, ma si vive sulla memoria della sofferenza. Ancora oggi Berlino è divisa in due. È una città doppia. È un segno forte della sua complessità.

Berlino sospesa tra autocommiserazione ed arroganza

George Conrad, scrittore di origine polacca che vive e lavora a Berlino, sostiene che i berlinesi sono sospesi tra la Scilla dell’autocommiserazione e la Cariddi dell’arroganza. Oscillano tra questi due sentimenti, tra questi due comportamenti. Tra la sofferenza, l’autoflagellazione, l’autocommiserazione e anche l’arroganza e l’orgoglio, che non abbandona mai i berlinesi. E questi due sentimenti sono veri e toccano ognuno di loro. Entrambi i comportamenti corrispondono al loro carattere.

A pensarci su, l’ho riscontrato anch’io negli stati d’animo dei miei amici tedeschi nei giorni della vacanza studio. Ognuno di loro aveva stati d’animo che andavano, nella stessa giornata, dalla dolcezza di alcuni momenti, all’asprezza di altri, vivevano continuamente la loro complessità. Tutti avevano questo doppio comportamento, questa doppia identità: la voglia di dimenticare e la voglia dell’oblio, di amnesia e di desiderio di cancellare ciò che è stato e, nello stesso tempo, avevano anche la grande nostalgia del passato glorioso e migliore del ‘900.

Bibliografia Essenziale:

Renzo Piano, La responsabilità dell’architetto – Conversazione con Renzo Cassigoli, Passigli Editori, Roma, 2004.

Leggi “Il Giornale sull’Amianto”

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