giovedì, Agosto 11, 2022

BeeHome, da Israele un innovativo progetto per aiutare le api

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IL FOTOREPORTER STEFANO GUINDANI, NELLA TERRA DI DAVID PER DOCUMENTARE L’INVENZIONE DI UN IMPRENDITORE ISRAELIANO. SI CHIAMA BEEHOME L’ALVEARE ROBOTIZZATO CHE SI PRENDE CURA DEL CICLO DI VITA DELLE API

“Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

Parte da questa citazione di Albert Einstein, il proposito di Stefano Guindani, di verificare a che punto siamo nell’assolvere gli obiettivi dellAgenda ONU 2030. Per la precisione, il fotografo italiano di reportages, si è soffermato sul secondo dei 17 obiettivi del Sustainable Development Goal (SDG).

Che recita: “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.

Perché le api?

Pesticidi e cementificazione sono le cause maggiori del rischio di estinzione, a livello globale, del 40% degli insetti impollinatori; in particolare delle api selvatiche. Dall’impollinazione dipende quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore e l’80% delle piante che producono cibo e prodotti per il consumo umano, pari al 35% della produzione agricola mondiale (fonte WWF).

L’estinzione delle api metterebbe a rischio la biodiversità dell’intero pianeta e la stessa sopravvivenza del genere umano, come intimava già all’inizio del Novecento il famoso scienziato tedesco.

In Israele BeeHome, un innovativo progetto per aiutare le popolazioni di api

Saar Safra, imprenditore israeliano nel 2018 ha fondato un’azienda che produce alveari intelligenti che si prendono cura del ciclo di vita delle api.

Pertanto, il fotoreporter, per rendersi conto di persona di questa innovazione finalizzata a preservare le colonie di api è andato sul posto, nei pressi della capitale di Israele Tel Aviv.

«È straordinario vedere come con le conoscenze tecnologiche e l’intelletto, oggi stiamo cercando di porre rimedio ai danni che involontariamente abbiamo portato all’ecosistema delle api – ha commentato Stefano Guindani -. Gli alveari robot, migliorano la qualità della vita e la rispettiva attesa di vita e permettono alle api di sviluppare nuove coltivazioni, grazie all’impollinazione di cui tutti gli esseri umani trarranno vantaggio. È solo grazie alla conoscenza e alla ricerca scientifica che miglioreremmo le condizioni di vita sul pianeta di tutti i suoi abitanti».

Una piattaforma tecnologica dedicata alla protezione delle api

L’alveare intelligente è alimentato a energia solare e a impatto zero. Grazie a un evoluto sistema computerizzato, BeeHome consente all’apicoltore, in tempo reale, di conoscere la situazione delle api che lo hanno colonizzato.

«Gli esseri umani non possono curare le api in tempo reale», ha spiegato in un’intervista Saar Safra. «Se c’è un problema, non lo sai finché non arrivi agli alveari». Con la sua invenzione, invece, l’apicoltore può rimediare nell’immediatezza da remoto.

Il progetto BG4SDGs – Time to Change di Guindani

Il proposito del fotoreporter è quello di approfondire tutti i 17 SDGs dell’Agenda ONU 2030.

Per ognuno degli obiettivi Guindani, come per le api, metterà in luce sia l’azione negativa dell’uomo sull’ambiente e sulla comunità sia come soluzioni innovative dell’uomo stesso vi possono porre rimedio.

Nella ricerca, l’antropologo Alberto Salza, tra i più apprezzati a livello internazionale, accompagnerà Guindani in giro per il mondo nei prossimi mesi. Lo studioso curerà i testi della documentazione e suggerirà le situazioni da monitorare.

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