Autorizzazioni petrolifere, in campo gli ambientalisti

Volontari di Greenpeace contro le trivelle

WWF e Legambiente rispondono alla decisione del governo di autorizzare la ricerca di petrolio nei mari italiani

 

«Volere è potere, mai come nel caso delle concessioni petrolifere la politica deve dimostrare coerenza con gli impegni assunti in campagna elettorale e considerare la questione nel suo complesso a cominciare dalla riforma del quadro normativo», commenta il WWF, in un comunicato, la decisione del governo di autorizzare (F.R43-44-45.GM) la società americana Global MED LLC alla ricerca di petrolio nel mar Ionio.

I nuovi permessi di ricerca idrocarburi concessi dal governo Lega-M5s nel Mediterraneo – fonte huffpost

«Mentre siamo tutti impegnati a difendere il mare dalla plastica con una fortissima mobilitazione anche istituzionale, è un paradosso che non si riesca a mettere uno stop al pericolo che, proprio per il mare e la sua biodiversità, rappresentano le trivellazioni».

Lo stop, nel 2016, del progetto Ombrina Mare di fronte alla Costa Teatina in Abruzzo, ha dimostrato, continua il WWF che «quando c’è la volontà politica si può fare molto e che si può intervenire anche sul singolo caso».

Se, come indicato nel proprio programma e nell’Accordo di Parigi sul clima (COP21), il governo vuole prefiggersi l’uscita dai combustibili fossili, deve «disinnescare l’articolo 38 del cosiddetto decreto Sblocca Italia, che ha facilitato gli iter autorizzativi per le trivellazioni di idrocarburi a mare».

Il WWF, quindi, chiede che «il governo adotti subito un provvedimento di moratoria generalizzato, come quello assunto sin dal 2016 dal governo francese e tuttora vigente e intervenga con una modifica urgente di carattere normativo».

Per gli ambientalisti, il governo dovrebbe mettere in atto una strategia per eliminare l’uso del carbone e un piano, progressivo, di dismissioni delle piattaforme già autorizzate e un fermo alle nuove autorizzazioni.

«Senza un piano delle aree inoltre, previsto nel 2014 poi cancellato alla fine del 2015, ci troveremo sempre a discutere di singole concessioni senza affrontare il problema sul piano strategico». 

Il WWF denuncia, inoltre, la presenza del 48 per cento di impianti offshore entro le 12 miglia dalla costa, che sarebbe la fascia off limits per le nuove trivellazioni: «semplicemente insostenibili».

Sono 44 su 94 gli impianti offshore (piattaforme o teste di pozzo) autorizzati prima del 1986: questi non sono mai stati sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), entrata in vigore proprio lo stesso anno.

È necessario, inoltre, introdurre il divieto di utilizzo dell’Air gun per le ricerche in mare, perché dannoso per l’ecosistema marino e pericoloso per la vita di delfini e cetacei.

Piattaforma petrolifera off-shore

«Chiediamo al governo di mettere fine a questo gioco perverso», ha dichiarato Donatella Bianchi presidente del WWF Italia, «che, tra l’altro rappresenta un ulteriore pugno nello stomaco per gli oltre 13milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi all’ultimo referendum sulle trivelle».

Alle richieste del WWF, Legambiente aggiunge «il taglio dei 16 miliardi di euro di sussidi annuali alle fonti fossili; una legge che vieti l’uso dell’airgun per le prospezioni».

Su 16.821 kmq – spiega Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – sono 197 le concessioni di coltivazione tra mare (67) e terra (130), cui si potrebbero aggiungere 12 istanze di concessione di coltivazione (7 in mare e 5 a terra). Inoltre, su un totale di 30.569 kmq sono attivi 80 permessi di ricerca, ai quali potremmo sommare 79 istanze di permessi di ricerca su un totale di 26.674 kmq e 5 istanze di prospezione a mare su un totale di 68.335 kmq. Dati che mostrano «un Paese che continua la sua corsa all’oro nero».

Secondo il dossier #NoOil. Stop alle fonti fossili 2018, la Puglia, tra attività a terra e a mare, nel 2017 ha fornito il 4,2% della produzione nazionale di petrolio, pari a 172mila tonnellate estratte e il 2,1% di gas con 111,4 milioni di Smc.

In rapporto agli attuali consumi, queste quantità che coprirebbero rispettivamente lo 0,3% e lo 0,2% del fabbisogno del nostro Paese, sono poco rilevanti. Ma, nei territori e nei mari interessati dai progetti di trivellazione, comportano enormi rischi per l’ambiente.

«Grazie ai 44mila impianti da fonti rinnovabili che producono 9.940 GWh/anno di energia pulita», conclude Tarantini, «la Puglia contribuisce notevolmente alla decarbonizzazione del nostro Paese. Ai parlamentari pugliesi chiediamo di sostenere le nostre proposte, in particolare quella sull’uso dell’airgun, mentre al governatore Michele Emiliano di istituire un tavolo regionale permanente sul mare e sulla blue economy».

Contro i sussidi alle fonti fossili e le trivellazioni in mare, Legambiente invita a firmare la petizione

#NoOil – Stop alle trivellazioni in mare: fermiamo il business del petrolio!”

 

 

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