mercoledì, Ottobre 5, 2022

Amianto nelle regioni italiane: il caso Calabria

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L’AMIANTO È STATO BANDITO DA UNA LEGGE DEL 1992. IN CALABRIA, LA PRESENZA DI MANUFATTI E TETTI IN AMIANTO È ANCORA MASSICCIA E PREOCCUPA PER I RISCHI CHE CAUSA ALLA SALUTE. L’ULTIMO PIANO DELLA REGIONE CALABRIA DEL 2017 PREVEDE CHE SIA ELIMINATO DAL TERRITORIO ENTRO DIECI ANNI DALL’ENTRATA IN VIGORE DEL PRAC. MA LA SITUAZIONE SEMBRA ESSERE FERMA

L’amianto è cancerogeno ed è stato bandito da una legge del 1992, ma è ancora molto diffuso in tutta la penisola. Attualmente rappresenta un’emergenza: sono oltre 58milioni i metri quadri in cemento-amianto ancora presenti nelle coperture e circa 40milioni le tonnellate di materiali contenenti amianto.

I dati sono impietosi, così come i numeri legati alla morbilità e alla mortalità delle malattie correlate all’amianto. Il materiale killer, come viene definito, continua a uccidere perché si trasforma in fibre invisibili, che se vengono inalate o ingerite causano gravissime malattie.

Tra queste ricordiamo il mesotelioma, i tumori al polmone, alla laringe, allo stomaco e al colon, danni respiratori, placche o ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie.

Le istituzioni intervengono poco per eliminare la gran quantità del pericoloso materiale presente ancora negli edifici e nelle discariche abusive. 

In Calabria, la presenza di manufatti e tetti in amianto è ancora massiccia e preoccupa per i rischi che potrebbe provocare alla salute. Secondo i dati diffusi dall’ONA, l’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni, nel 2020 in Calabria si sono verificati 100 decessi per tumore al polmone causato dall’amianto, 150 casi di mesotelioma e 30 casi di malattie correlate all’asbesto.

Sono cifre che fanno riflettere e attestano la scarsa attenzione e la lentezza delle istituzioni locali nel dare seguito alle norme nazionali, risalenti alla prima metà degli anni ‘90.

L’ultimo piano della Regione Calabria, il P.R.A.C. (Piano Regionale Amianto Calabria), invece, è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale BUR Calabria nel maggio del 2017 e prevede, fra le altre cose, che “Tutti gli organi che hanno un ruolo nella bonifica dei siti con amianto devono adoperarsi affinché l’amianto, sotto qualsiasi forma, venga eliminato dal territorio calabrese entro 10 anni dall’entrata in vigore del PRAC”.

Intevista a Giuseppe Infusini, responsabile di ONA Calabria

Nonostante ciò, la situazione sembra essere ferma. Per saperne di più, abbiamo chiesto all’ingegnere Giuseppe Infusini, responsabile ONA Calabria, di illustrarci la situazione calabrese in merito alla presenza dell’amianto.

Qual è la reale situazione in Calabria?

«I dati a nostra disposizione sono quelli provenienti dal telerilevamento regionale (realizzato grazie agli obblighi imposti dal DM 101/2003) forniti ai comuni nel marzo 2016. I dati hanno dimostrato che sono presenti in Calabria circa 11milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. Tuttavia, il telerilevamento non può segnalare coperture di piccole dimensioni, né altri tipi di manufatti in cemento amianto. Ne consegue, come abbiamo accertato nel corso del censimento effettuato per vari comuni, che i dati forniti risultano sottostimati per un’aliquota che va dal 10 al 15%».

I dati potrebbero, dunque, essere diversi?

«La presenza di amianto in Calabria è molto più diffusa. A rappresentare un pericolo concreto sono proprio le coperture, costituite da lastre in cemento amianto poste da oltre trent’anni. Sono, dunque, soggette a un’azione di degrado ad opera dell’acqua, dell’anidride carbonica, degli inquinanti acidi nell’atmosfera, del gelo, del calore, delle concrezioni vegetali, dell’erosione eolica. Tutte queste azioni generano un degrado generalizzato del materiale, tanto da farne perdere la compattezza originaria e, in alcuni casi, farlo diventare di natura friabile. In tali condizioni, il materiale può rilasciare le fibre d’amianto, divenendo una pericolosa fonte di esposizione».

Da quanto detto finora, pare che la Calabria non abbia mai affrontato seriamente il problema

«La Calabria, pur avendo promulgato la L. R.le 14/2011 sull’amianto, giunta comunque dopo sedici anni rispetto a quanto stabilito dal DPR 8 Agosto 1994, non ha mai affrontato il problema. Sarebbe stato necessario redigere un progetto di graduale eliminazione del rischio esposizione incombente sul territorio calabrese nei siti ove l’amianto è presente in varie forme. L’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto – ndr) Cosenza subito dopo la sua costituzione (novembre 2011), ha lanciato l’allarme su questa problematica per troppo tempo sottovalutata e mai affrontata. L’Osservatorio ha suggerito i provvedimenti da intraprendere nell’immediato ed evidenziato i ritardi della Regione e dei Comuni sugli obblighi imposti dalla suddetta legge. Ciò è avvenuto nel corso di due audizioni in Commissione Ambiente della Regione (17 giugno 2013 e 12 maggio 2016) e anche attraverso comunicati stampa, interviste televisive e interventi in numerosi convegni in cui ho partecipato».

Sono state avviate bonifiche nella regione?

«Grazie alla nostra insistenza e alla capacità interlocutoria, anche dal punto di vista tecnico-scientifico, abbiamo indotto la Regione a intervenire per bonificare alcuni vecchi opifici sottoposti a curatele fallimentari. I Comuni interessati sono stati finanziati e, a loro volta, hanno eseguito la bonifica in danno ai responsabili. Ciò ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 244 e 250 del D. Lvo 152/2006, con l’assistenza del privilegio previsto dall’art. 253 comma 2. Si tratta dei casi di S. Caterina Albanese (ex fabbrica laterizi) e di Rose (ex mattonificio Russo), piccoli centri in provincia di Cosenza. Per gli interventi di natura pubblica, pochi sono i Comuni che hanno effettuato una ricognizione attenta dell’amianto presente negli edifici di loro proprietà, così come pure i Consorzi di Bonifica, gli enti dimessi quali ARSSA (ex ESAC). Lo stesso dicasi per le Province, ove si escludono gli interventi di bonifica per gli edifici scolastici di loro competenza. Dunque, poche sono state le bonifiche effettuate a carico degli edifici pubblici».

È un dato confermato?

«Sì, è confermato dalla circostanza che dei 43milioni di euro di fondi europei messi a disposizione per la Calabria per la bonifica di edifici di proprietà pubblica (con priorità per edifici scolastici, ospedali e case di cura), solo 28 Comuni hanno partecipato al primo avviso (decr. n. 688/2020). Ecco perché l’avviso stesso (diffuso dall’ONA Cosenza con convegni e comunicati stampa) è stato riproposto nel 2021 (decr. n. 3463) con la motivazione di “rafforzare l’azione di censimento”.

Di tale ulteriore opportunità, a tutt’oggi non si conoscono gli esiti, visto che non è stata pubblicata la graduatoria degli enti partecipanti. La cosa più sconcertante è che al primo avviso non ha aderito nessuno degli ospedali e delle case di cura calabresi. Qui l’amianto è ancora presente, e questi edifici hanno la priorità degli interventi. All’avviso, invece, ha aderito massicciamente “Ferrovie della Calabria” per la presenza, nelle vecchie stazioni, di molte coperture in cemento amianto. 

Per quanto attiene gli edifici privati, le bonifiche procedono a rilento. I motivi, ovviamente, sono di carattere economico, perché al momento non esiste alcun contributo regionale disponibile per i Comuni. Ci risulta che solo il Comune di Rose, ove l’ONA gestisce lo sportello amianto, è riuscito a mettere a disposizione fondi di bilancio a favore dei privati per le bonifiche delle coperture».

Secondo alcuni dati, nel 2020 in Calabria si sono verificati 100 decessi per tumore al polmone causato dall’amianto, 150 casi di mesotelioma e 30 casi di malattie correlate all’asbesto. Sono confermati?

«Il recente rapporto Re.Na.M (Registro nazionale dei mesoteliomi) 2021 indica per la Calabria 83 casi di mesotelioma, ma ripropone la circostanza della “non esaustività” dei casi, e a pag. 177 afferma che “Le difficoltà relative alla disponibilità di risorse e personale non hanno consentito finora al COR (vedi il Registro dei Mesoteliomi Calabria) di approfondire le modalità di esposizione ad amianto dei soggetti ammalati. Non è possibile quindi descrivere le situazioni di rischio di esposizione in regione. La storia industriale della regione e le caratteristiche geologiche (in particolare la presenza di ofioliti) rendono spiccatamente auspicabile una maggiore capacità operativa della regione nella ricerca attiva dei casi e nell’approfondimento delle eventuali circostanze di esposizione ad amianto in ambito professionale e ambientale”».

Perché i dati non sarebbero esaustivi?

«In un convegno del 2019 promosso dall’ONA Cosenza, al quale ha partecipato il responsabile del COR Centri Operativi Regionali) Calabria dott. Tallarigo, è emersa la sostanziale inefficienza e inoperatività del sistema di raccolta dei dati delle strutture ospedaliere per assenza e/o inosservanza di protocolli procedurali. Lo stesso COR non ha una sua propria struttura operativa e l’attività è svolta da personale assegnato anche ad altri compiti in anatomia patologica. Lo stesso medico ha affermato che i casi riportati dal precedente ReNaM erano sottostimati in quanto già allora valutabili in circa 120 casi. Bisogna considerare che le persone affette da malattie asbesto correlate vanno a curarsi fuori regione. Questo perché in Calabria non vi è alcuna struttura ospedaliera dotata di unità all’uopo dedicata. I dati che Lei ha indicato possono, dunque, considerarsi attendibili e alcune segnalazioni di casi di mesotelioma curati in Toscana ed in Lombardia sono giunte anche alla nostra Associazione».

La politica calabrese non si è mai impegnata a dovere nello smaltimento dell’amianto e le misure adottate finora si sono rivelate insufficienti. Cosa è stato fatto nell’ultimo quinquennio?

«La Legge Regionale 14 del 27.04.2011 (Interventi urgenti per la salvaguardia della salute dei cittadini: norme relative all’eliminazione dei rischi derivanti dalla esposizione a siti e manufatti contenenti amianto), all’art. 2 comma 1 lett. c) afferma che il suo scopo è di “predisporre un piano decennale di eliminazione dell’amianto antropico sul territorio regionale”. Si tratta del PRAC, strumento di pianificazione che doveva essere approvato nel termine di 180 giorni dall’entrata in vigore della legge, ma che invece è stato pubblicato solo l’8 maggio 2017.

Il documento, giunto così in ritardo, contiene vuoti normativi e indicazioni contrastanti sulle competenze delle ASP e dell’ARPACAL, circostanze da noi segnalate più volte in Regione. L’unica nota positiva è stata che la Regione, approvando il PRAC, ha accolto tre nostre importanti Osservazioni riguardanti:

1 –Concessione di incentivi economici per la bonifica dell’amianto sia ad enti pubblici che a privati (art. 17.1)

2 – Inserimento dei siti artigianali e/o industriali dimessi, altamente inquinanti (art. 6.3)

3 – La bonifica di piccole quantità di materiali contenenti amianto (microraccolta-art. 15)

Per il resto, non si registra alcun dato di avanzamento, né risulta effettuato il suo aggiornamento, stabilito ogni due anni (art. 4 comma 3 della L. R.le). Il prossimo maggio scadono i 5 anni di validità del PRAC. Ho segnalato tale circostanza al neo presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Ho anche inviato una scheda riassuntiva dei provvedimenti da adottare nell’immediato e sono in attesa di essere ricevuto in Regione».

I fondi previsti per eliminare l’amianto sono stati consistenti. Quanto è stato realmente speso?

«Riprendendo la precedente risposta, allo stato attuale in Calabria non risultano spesi i fondi assegnati per la bonifica dell’amianto presente negli edifici pubblici. Non mi risulta, altresì, l’espletamento di attività (escluse quelle ordinarie) che giustificherebbero l’assegnazione di fondi alle voci di costo riportate all’art. 17 del PRAC, per pagare il personale Asp ed Arpacal per attività straordinarie. Non ho mai rilevato una campagna di sensibilizzazione dell’ASP sul tema amianto, per la quale il PRAC prevede in un ammontare quinquennale di 140mila euro.

Per quanto riguarda l’Arpacal, sottolineo che frequento personalmente il centro Geologia e Amianto della Calabria, sito a Castrolibero (CS), per i rapporti di collaborazione che ci legano (convegni, educazione ambientale nelle scuole). Posso assicurare che il personale del Centro è altamente qualificato, ma sottodimensionato, perché deve servire tutto il territorio calabrese. L’attività di laboratorio per l’amianto consiste nel campionamento e analisi commissionate dalla regione e da soggetti esterni, per la cui esecuzione è necessario rinnovare e/o adeguare periodicamente la strumentazione specifica. So di certo che è stato acquistato un nuovo Microscopio Eelettronico a Scansione (SEM), strumento specifico per determinare la tipologia e delle fibre d’amianto presenti nei campioni prelevati dai siti, il cui costo può stimarsi intorno a 300mila euro. Una spesa effettivamente sostenuta e documentata è quella già prevista e finanziata dal DM 101/2003 per il telerilevamento delle coperture che, nel suddetto decreto, era inizialmente indicata in 251mila euro (somma probabilmente lievitata), attività effettivamente realizzata dalla regione tra il 2014 e 2015 conclusasi con la consegna delle mappature ai comuni nel 2016. Ma di questo il PRAC, ovviamente, non poteva tenerne conto in quanto già sostenuta dalla regione ed erogata dal ministero dell’Ambiente».

La mancata rimozione di lastre di eternit configura il reato di omissione di atti d’ufficio. Chi dovrebbe rimuovere le lastre?

«Tale obbligo spetta al proprietario – detentore del manufatto. L’assenza di contributi a favore dei privati costituisce un disincentivo alla bonifica e, di conseguenza, favorisce indirettamente l’abbandono dei manufatti contenenti amianto sui territori comunali. Nei casi di avanzato degrado delle coperture, stabilito con l’applicazione dell’algoritmo contenuto nel PRAC e di non ottemperanza ad una prima diffida di bonifica emessa nei confronti del proprietario del manufatto, il sindaco è obbligato a procedere emanando l’ordinanza di “bonifica in danno”. Circostanza, quest’ultima, poco applicata dai sindaci, soprattutto per mancanza di fondi di bilancio da anticipare nei casi di inottemperanza del proprietario».

Controlli, bonifiche, segnalazioni, smaltimento e smaltimenti abusivi, quanti se ne effettuano in Calabria?

«È difficile fornire dati quantitativi su tali circostanze. Certo è che i controlli si effettuano solo a seguito di denunce circostanziate. Gli smaltimenti abusivi (abbandoni illeciti) si registrano per le ragioni che ho illustrato nella risposta precedente e le bonifiche (rimozione e smaltimento) si effettuano in caso di necessità. Come ad esempio emissioni di ordinanze, ristrutturazioni totale degli edifici, demolizioni e ricostruzioni eseguiti su lotti edificabili che consentono la realizzazione di maggiore volumetria. A ciò voglio aggiungere che al momento non esiste in Italia alcuna forma di contributo diretto per la bonifica dei tetti in eternit per gli edifici privati. Devo precisare che i fondi PNRR rendono possibile la bonifica solo in particolari condizioni e circostanze, ovvero quando la bonifica dell’amianto è collegata ai lavori effettivamente agevolabili come nel caso del Superbonus 110%».

Sono stati attuati i Piani Comunali Amianto?

«Assolutamente no. I Comuni sono in enorme ritardo rispetto a questo adempimento obbligatorio, senza il quale non si può accedere a qualunque forma di finanziamento eventuale per l’attuazione delle bonifiche. Noi dell’ONA Cosenza ci siamo adoperati sollecitando i Comuni ad adempiere agli obblighi imposti dal PRAC. Abbiamo quindi elaborato un modello di ONA di Piano. Il Comune di Mandatoriccio, uno di quelli con i quali abbiamo stipulato un’apposita convenzione, ha adottato il 15 marzo scorso il primo PIANO COMUNALE AMIANTO in Calabria basato sul modello ONA»

Quali sono le iniziative di ONA Calabria a breve termine?

«Sono tante le nostre iniziative tese ad attività di prevenzione primaria dal rischio amianto, in continua evoluzione. Il nostro sito le riporta tutte.

Tra esse figurano:

  • educazione ambientale nelle scuole;
  • realizzazione di mostre illustrative sull’amianto, avendo reperito vecchi oggetti del passato custoditi in teche trasparenti e sigillate;
  • corsi di formazione per la gestione dello sportello amianto nei comuni;
  • supporto ai comuni nella gestione delle problematiche derivanti dalla presenza di amianto sul territorio, preparazioni di atti di diffida, ordinanze, esecuzione delle attività di censimento e di mappatura, supporto per la redazione del Piano Comunale Amianto.

Nell’immediato, tuttavia, la nostra attività si concentrerà sul rapporto istituzionale con la Regione Calabria che non ha mai concretamente affrontato il problema amianto.

Al presidente Occhiuto chiederò di recuperare i ritardi e le inadempienze del passato, intervenendo quanto prima con il riordino del settore regionale amianto. Nel contempo, dovrà prevedere fondi di bilancio da destinare alle bonifiche dei privati attraverso i comuni. Essi, dal canto loro, sono obbligati ad effettuare il censimento, la mappatura e adottare il PAC.

L’ONA Cosenza sarà sempre a disposizione per supportare le istituzioni. Il presidente della Regione deve aprirci le porte del suo ufficio per riceverci e confrontarci. Noi siamo pronti».

Focus Amianto

Cos’è l’amianto

Materiale molto comune in natura, detto anche asbesto ed eternit se miscelato con il cemento, resiste al calore ed è adatto, quindi, alla realizzazione di tessuti a prova di fuoco. Accertata da tempo la sua nocività, se ne è vietato l’uso in molti paesi. Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Le polveri di amianto, respirate, possono provocano l’asbestosi, tumori delle pleure, come il mesotelioma pleurico e dei bronchi ed il carcinoma polmonare. Teoricamente, l’inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali. Fino agli anni ‘80 è stato utilizzato per produrre la miscela cemento-amianto, cioè l’Eternit, usato per la coibentazione di edifici, tetti, navi, treni e come materiale per l’edilizia (tegole, pavimenti, serbatoi per l’acqua, tubazioni, vernici). Inoltre, è stato impiegato per confezionare le tute dei vigili del fuoco e parti di auto, mentre la polvere di amianto è stata largamente utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini.

Vietato in Italia

L’utilizzo dell’amianto è stato vietato in Italia dal 1992 con la legge n. 257/92 che ha stabilito i termini e le procedure per interrompere le attività inerenti l’estrazione e la lavorazione dell’asbesto, occupandosi anche delle persone che avevano lavorato a contatto con l’amianto. Diversi benefici furono riconosciuti ai lavoratori esposti al materiale dannoso mediante una rivalutazione contributiva del 50% ai fini pensionistici, in particolare per i lavoratori di cave e miniere di amianto e per coloro i quali avevano contratto malattie professionali correlate all’amianto. L’asbestosi è stata la prima malattia professionale amianto-correlata riconosciuta dall’INAIL, coinvolta per l’accertamento dei presupposti di legge al riconoscimento dei predetti benefici previdenziali. Le zone con mortalità più elevata a causa dell’amianto sono concentrate nel Nord-est d’Italia, in gran parte della Liguria, ad Alessandria, Massa Carrara, Livorno e Taranto, in genere zone marittime con cantieri navali e porti. Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, è stata sede per circa 80 anni di una grande fabbrica di cemento-amianto.

Patologie associate all’amianto

L’esposizione alle fibre di amianto può favorire l’insorgenza di malattie dell’apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesotelioma). Ciò avviene a causa del rilascio di fibre nell’ambiente in occasione di una manipolazione o lavorazione del materiale o spontaneamente, quando l’amianto, diventato friabile perché usurato, viene sottoposto a vibrazioni, correnti d’aria, urti. L’asbestosi è una patologia cronica consistente in un ispessimento del tessuto polmonare con conseguente difficoltà nello scambio di ossigeno tra aria inspirata e sangue. Il carcinoma polmonare si verifica anche per esposizioni a basse dosi così come il mesotelioma, un tumore della membrana di rivestimento del polmone (pleura) o dell’intestino (peritoneo), associato all’esposizione a fibre di amianto.

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