Amianto e Marina Militare, la strage silenziosa

Taranto, un incrociatore della Marina Militare italiana ormeggiato nella darsena

Riconosciuta l’equiparazione tra Vittime del dovere e Vittime del terrorismo. Il caso di Enrico Alberto Maria Laudati, vittima dell’amianto

 

È una strage infinita, quella provocata dalle fibre di amianto che, solo nell’ambito della Marina Militare ha portato alla morte e alla malattia 1101 persone, limitandoci alle segnalazioni effettuate alla Procura di Padova. Se si tiene conto di tutti i casi si arriva a 2000 decessi. Un killer silenzioso, che uccideva e continua a mietere vittime, lasciandosi alle spalle un’interminabile scia di sangue e di rabbia verso coloro che sapevano e non hanno parlato.

Non hanno agito, celando il tutto dietro una maschera di indifferenza che, come una lama, trafigge i cuori di quelli che hanno subito perdite e non hanno avuto giustizia. Durante il processo Marina Bis, otto ammiragli, accusati di omicidio colposo plurimo, sono stati assolti.

“Il fatto non sussiste” questo è il verdetto del Tribunale di Padova che ha accolto le richieste del Pubblico Ministero Sergio Dini. Ed è un numero minimo rispetto a quanti sapevano e sanno ma l’ingiustizia colpisce ancora e a pagarne le conseguenze sono tutte quelle persone, come i militari della Marina, imbarcati per inseguire un sogno con passione e dedizione per lo Stato, che si sono ritrovate inconsapevolmente tra le braccia della morte.

L’esposizione all’amianto si è insinuata persino nei domicili dei militari, coinvolgendo i loro familiari. È sconfortante apprendere da una relazione esposta dal direttore del Renam (Registro nazionale dei mesoteliomi) Massimo de Felice che sono presenti nove casi di mesotelioma maligno con codice di esposizione familiare, per convivenza con militari esposti all’amianto.

Il mesotelioma è un tumore maligno della pleura e del peritoneo strettamente collegato alle fibre di amianto. Lo stesso amianto, messo al bando nel 1992 dalla legge 257, utilizzato sulle navi in ferro durante il 900, è stato manipolato, inalato durante gli interventi di manutenzione svolti sia a bordo sia nelle officine a terra.

Dalla consulenza tecnica del dott. Stefano Silvestri del 2014

″Gran parte dei MCA (Materiale Contenente Amianto) utilizzati in campo nautico erano friabili e di conseguenza rilasciavano in aria una grande quantità di fibre. Né il dibattito scientifico sulla sua pericolosità, già fervido negli anni ’60, né ciò che accadeva nelle aziende produttive dagli anni ’70,con lo sviluppo di iniziative sindacali rivolte a chiedere più igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, né quello che era successo negli anni precedenti nella marina militare statunitense e nella Royal Navy britannica, avevano suscitato la necessità, almeno, di porre attenzione al problema nei responsabili di ogni livello.
Problema emerso allo scadere del tempo di latenza e senza che oggi, a distanza di molti anni, si possa porre rimedio a quanto accaduto″.

La storia di Enrico Alberto Maria Laudati

Alcuni momenti di vita di Enrico Alberto Maria Laudati, raccolti in un collage

Enrico Alberto maria Laudati, nato a Roma il 22 aprile 1937 ha prestato servizio per ventinove anni nella Marina Militare. Arruolato nel settembre del 1954, dapprima come volontario, è passato, poi, come sottufficiale, al servizio permanente fino al 1983 anno in cui è stato congedato.

Come riportato negli atti, per tutto il lungo periodo di servizio, è stato chiamato ad operare in “particolari condizioni ambientali ed operative di missione”, dove è stato stato esposto ad amianto, tricloroetilene, fumi di scarico, campi elettromagnetici, radiazioni ionizzanti, uranio impoverito presente almeno in siti contaminati da eventi bellici all’estero e ad altri agenti patogeni e cancerogeni.

Un uomo che amava il mare, quello de La Maddalena, cui erano legati i suoi affetti, la moglie Santa e i figli Loredana e Ivano, che lasciava abitualmente per prestare servizio sulle navi della Marina Militare italiana.

Una storia d’amore, quella tra la moglie e il sottufficiale Laudati, iniziata con una passione giovanile a soli 16 anni, tramutandosi poi in quel sentimento maturo e sincero che, fino agli anni prima della malattia, faceva tremare ansiosa la moglie al solo pensiero del ritorno a casa dell’amato marito.

Un amore che né il tempo né la distanza avevano indebolito ma rafforzato, con calorosi abbracci al rientro dalle missioni, sulla riva del mare cristallino. Un uomo forte con una grande passione per il lavoro e per la famiglia che amava più di ogni altra cosa.

A maggio del 2007 iniziarono a mostrarsi i primi segnali di malessere: tosse, dimagrimento, catarro, tanto da impedire una normale conversazione, così la figlia Loredana, preoccupata, convinse il padre a sottoporsi ad accertamenti medici.

Anche se Enrico era un uomo molto orgoglioso, sicuro del suo stato di salute e della sua forza tanto da non voler andare in ospedale, per tranquillizzare la figlia decise di accettare. Dopo la visita dal medico fu ricoverato presso l’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena e sottoposto a vari accertamenti.

La diagnosi fu “neoplasia broncogena sx con secondaria atelettasia segmentaria polmonare”.

Dalla diagnosi all’intervento

I figli decisero di portarlo all’ospedale di Roma Sant’Eugenio dove fu ricoverato nell’ottobre dello stesso anno e operato. Prima al surrene destro in laparoscopia per metastasi surrenalica, in seguito operato ai polmoni in laparotomia ma il tumore era troppo esteso, con versamento pleurico.

Enrico non era operabile.

Iniziarono le stenuanti sedute di chemioterapia per quattro lunghi anni a La Maddalena, supportato dell’affetto e dalla vicinanza dei familiari che, in seguito alle cure notarono un miglioramento e, nonostante sapessero che il tumore era letale, speravano di poter godere il più a lungo possibile della sua presenza.

Enrico, grazie alle cure e al supporto dei suoi cari, è vissuto altri quattro anni. I ventidue cicli di sedute di radioterapia presso una struttura privata furono devastanti.

Causarono un “buco” nell’esofago che lo costrinse a letto in ospedale per un mese, senza poter parlare, bere, mangiare. Morì il primo settembre del 2011 lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti coloro che l’amavano.

La figlia Loredana dovette affrontare anche un terribile tumore alle ovaie, forse causato dalle fibre dell’amianto e l’enorme sofferenza per la morte del padre. I familiari capirono che c’era una correlazione tra questa malattia e le fibre di amianto inalate sulle navi della Marina, così chiesero il riconoscimento di Vittima del Dovere, dipendente da causa di servizio con equo indennizzo.

A Laudati è stato rilasciato l’attestato di Vittima del dovere dalla Marina Militare. Infatti, come confermano gli atti, lo stesso ministero ha riconosciuto e confessato la condizione di rischio e di svolgimento di missioni e di imbarco nelle unità nei periodi di esposizione ad amianto con conseguente riconoscimento di Vittima del dovere.

Il ministero della Difesa, in data 7 giugno 2006, con atto n° 243, ha esteso i benefici spettanti alle Vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, alle Vittime del dovere e ai soggetti equiparati alle Vittime del dovere.

Poiché, essendo stato riconosciuto Vittima del Dovere e, di conseguenza, Vittima del terrorismo e della criminalità organizzata, i familiari non capirono perché l’assegno percepito non era quello previsto per le Vittime del terrorismo ma per le Vitttime del dovere.

Così si rivolsero all’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e intrapresero questa lotta per la giustizia al suo fianco.

Un’altra vittoria per l’ONA

Il 12 marzo 2019 presso il Tribunale di Roma il giudice designato dott.ssa Tiziana Orru, nella causa tra Loredana Laudati,  per Enrico Laudati,  difesi dall’avv. Ezio Bonanni contro il ministero della Difesa, emana la seguente sentenza:

OGGETTO: Prestazione: indennità – rendita vitalizia INAIL o equivalente – altre ipotesi

CONCLUSIONI:  La ricorrente indicata in epigrafe in qualità di erede (figlia) del sig. Laudati Enrico Alberto Maria , militare deceduto per causa di servizio in data 01.09.2011 equiparato alle vittime del dovere con decreto del Ministero della Difesa del 05.12.2012 – si è vista riconoscere dal Ministero della difesa sia l’equo indennizzo sia i benefici previsti per le vittime del dovere (ex DPR n. 243/2006), ed in particolare lo speciale assegno vitalizio non reversibile di € 1033,00 mensili a decorrere dal 01.09.2011 e soggetto alla perequazione automatica di cui all’art. 11 d.lgs 503/1992 e con successivo decreto n° 153/ del 07.12.2013 la somma di € 258,23 a titolo di assegno vitalizio ai fini della progressiva estensione dei benefici previsti per le vittime del terrorismo in favore delle vittime del dovere. Sentenza n. 2417/2019
Con riguardo al beneficio erogato con decreto n° 153/2013 ha rivendicato l’adeguamento dell’importo di esso (fino alla concorrenza di € 500,00 mensili), sostenendone l’equiparazione con l’assegno vitalizio non reversibile previsto in favore delle vittime di azioni terroristiche, ex 4, comma 238, della legge n. 350/2003. Il Ministero della Difesa non si è costituito in giudizio non ostante rituale notifica. La domanda è fondata. Va premesso che la ricorrente risultava parte del nucleo familiare convivente del militare deceduto. Identica fattispecie è stata già esaminata di recente dalla Corte di legittimità che ha stabilito che in tema di benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati, l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile è uguale a quello dell’analogo assegno attribuito alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, essendo la legislazione primaria in materia permeata da un simile intento perequativo ed in conformità al principio di razionalità-equità di cui all’art. 3 Cost., come risulta dal “diritto vivente” rappresentato dalla costante giurisprudenza amministrativa ed ordinaria (Cass. sez. un. 27.3.2017, n. 7761). Vista l’autorevolezza del precedente, pronunciato nell’esercizio della funzione di nomofilachia assegnata dall’ordinamento alla Corte di Cassazione, e rilevato che comunque non sussistono valide ragioni per discostarsi da esso (alle cui motivazioni comunque si rimanda, in particolare al punto 5), deve essere dichiarato il diritto di parte ricorrente di vedersi adeguato l’importo dell’assegno vitalizio non reversibile di cui all’art. 4 del DPR n. 243/2006, nella misura mensile di € 500,00 con decorrenza 01.09.2011 e con ogni conseguenza di legge Per l’effetto il Ministero convenuto deve essere condannato al pagamento della somma di € 241,77 mensili moltiplicato per il numero dei ratei dal 01.09.2011 alla presente sentenza oltre interessi. Le spese del giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza con distrazione. P.Q.M. dichiara il diritto di parte ricorrente di vedersi adeguato l’importo dell’assegno vitalizio non reversibile di cui all’art. 4 del DPR n. 243/2006, nella misura mensile di euro 500,00, con decorrenza dal 01.09.2011; condanna il Ministero della Difesa al pagamento nei confronti della ricorrente della somma pari a € 241,77 moltiplicato per il numero dei ratei mensili dal 01.09.2011 alla presente sentenza oltre interessi; condanna il MINISTERO DELLA DIFESA a rimborsare in favore di parte ricorrente i compensi legali che si liquidano in euro 1.100,00, oltre spese generali nella misura del 15%, Iva e Cpa con distrazione.

Nota dell’autore:

“Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”
-Bertolt Brecht

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