mercoledì, Ottobre 5, 2022

Amianto nell’acqua potabile: bonifica e tutela

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«L’amianto nell’acqua potabile è una delle emergenze di salute pubblica in Italia».

Così, l’avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che si esprime per la bonifica e la messa in sicurezza degli acquedotti realizzati con tubature in cemento amianto.

Tra i diversi convegni e iniziative ONA, anche l’incontro che si è tenuto a Soliera, in provincia di Modena.

Titolo del convegno: “Amianto: dalla prevenzione primaria al risarcimento delle vittime, dove si è discusso della bonifica degli acquedotti contaminati, in Emilia Romagna come nel resto di Italia.

Amianto nell’acqua potabile: prevenire

Per poter prevenire danni alla salute è fondamentale la bonifica degli acquedotti, con la rimozione dell’amianto. Questa iniziativa è stata intrapresa dall’ONA fin dal 2008, perché le fibre disciolte nell’acqua, ingerite sono cancerogene.

Con l’uso antropico, l’acqua evapora, e le fibre di amianto si aerodisperdono negli ambienti. In questo modo, sono facilmente inalabili.

In Italia, ci sono 500mila km di tubature in cemento amianto, detto anche eternit.

Amianto nell’acqua potabile: rischio cancerogeno

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), esiste un rapporto causale tra ingestione di asbesto e cancro dello stomaco e del colon retto. Il rischio di tumori sarebbe proporzionale alla concentrazione di fibre ingerite. Quindi, il problema delle tubature in cemento amianto è serio e deve essere affrontato.

Infatti, con il consumo quotidiano di acqua potabile, e anche per l’esposizione ad altri carcinogeni, il numero dei tumori gastrointestinali è in aumento.

In particolare, i tumori del colon, del fegato e il mesotelioma peritoneale.

Amianto nell’acqua potabile: colangiocarcinoma del fegato

Il Prof. Giovanni Brandi, dell’Università di Bologna ha accertato che tra i suoi agenti eziologici del colangiocarcinoma al fegato vi è l’asbesto/amianto.

Così, infatti, nella pubblicazione: Asbestos: A Hidden Player Behind the Cholangiocarcinoma Increase? Findings From a Case-Control Analysis.

Tanto è vero che, in molti casi, gli esami istologici ed anatomo patologici, hanno evidenziato fibre nei tessuti tumorali. In questi casi, è possibile agire con richiesta di risarcimento danni amianto a carico dei titolari degli acquedotti.

Tutela legale per amianto nelle acque potabili

In molti casi, i lavoratori esposti ad amianto sono vittime di neoplasie gastrointestinali. In questi casi, oltre al rischio per inalazione, vi è anche quello per ingestione di asbesto.

Infatti, tutti i tipi di amianto, compreso il crisotilo di cui erano composte le tubature e i cassoni, sono cancerogeni. Per questi motivi, coloro che hanno subito queste esposizioni hanno diritto alla tutela previdenziale e risarcitoria.

Amianto nell’acqua potabile e risarcimento danni

Nel caso in cui il danno biologico (malattie asbesto correlate) per ingestione amianto nell’acqua potabile, è possibile la tutela legale.

Coloro che chiedono e ottengono la somministrazione dell’acqua potabile hanno stipulato un contratto con l’azienda erogatrice. Quindi, hanno diritto all’acqua salubre priva di amianto, che è un cancerogeno. Dunque, il fatto stesso di fornire acqua contaminata è un inadempimento ed illecito.

Quindi, può essere esercitata la tutela risarcitoria sia contrattuale sia extracontrattuale.

In ordine ai danni risarcibili, si deve osservare che oltre al danno biologico, è risarcibile anche quello morale ed esistenziale.

Nel caso di malattia professionale, si può attivare anche la tutela INAIL, come peraltro risulta anche nel VII Rapporto ReNaM.

Soliera: richiesta bonifica per le tubature

Nel corso del seminario che si è svolto al Nuovo cinema teatro Italia, nella cittadina emiliana, l’avv. Ezio Bonanni ha insistito nel chiedere la bonifica delle tubature e degli acquedotti che contengono amianto. Infatti, l’ingestione delle fibre di asbesto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione.

Operai riparano tubature di cemento-asbesto

«Ho precisato già al convegno di Soliera – afferma Bonanni – che l’ammodernamento degli acquedotti e la sostituzione delle tubature vetuste porta ad evitare dispersione dell’acqua. In più, come già detto, serve anche a tutelare la salute pubblica. Perché l’amianto nell’acqua potabile da rischio anche per inalazione. Infatti, si deve tener conto che con gli usi antropici, per esempio come cucinare, lavarsi etc., l’acqua evapora. Così, le fibre di asbesto in essa contenute si disperdono nell’aria e vengono quindi inalate».

Nel convegno di Soliera, già nel 2018, ha aperto i lavori il prof. Giovanni Brandi dell’Università di Bologna e Oncologo del Policlinico S. Orsola, affermando che «le mie tesi – conclude Bonanni – sono confermate. Questo rischio riguarda tutta Italia. Necessario dunque bonificare gli acquedotti».

Di recente, in Toscana, si riscontra in campioni di acqua potabile una quantità pari a 700mila fibre/litro di asbesto. Il dato, considerevole, ha riaperto il dibattito sui rischi da ingestione della fibra killer.

Le fibre di amianto e la migrazione dell’organismo

Per i ricercatori, le fibre possono migrare per via linfatica dai polmoni ad altri organi. Sono riassorbite dall’intestino e raggiungono il fegato attraverso il circolo collaterale della vena porta.

In Italia, però, nonostante la diffusione delle condotte in cemento-amianto ancora siamo in ritardo. Per questo motivo, nel recente incontro con il sottosegretario, Andrea Costa, si è posto questo problema.

Il ministero della Salute, proprio grazie alla sensibilità del Sottosegretario di Stato, affronterà questo problema.

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