venerdì, Ottobre 7, 2022

L’amianto affonda la Marina Militare

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IL TRIBUNALE DI ROMA HA CONDANNATO IL MINISTERO DELLA DIFESA A RISARCIRE LA VEDOVA E I FIGLI DI CAMILLO LIMATOLA CON 1MILIONE E 300MILA EURO. IL SOTTUFFICIALE DELLA MARINA MILITARE È DECEDUTO PREMATURAMENTE A CAUSA DI UN MESOTELIOMA

Il Tribunale di Roma ha condannato il ministero della Difesa a risarcire la vedova e i figli di Camillo Limatola con 1milione e 300mila euro.

Il motorista di bordo è deceduto il 1º agosto 2013 a soli 59 anni, per un mesotelioma causato dall’esposizione all’amianto. Lasciava la moglie Maria Rosaria Ducadeo, della sua stessa età e i figli Antonietta e Vincenzo di 33 e 28 anni.

Per l’avvocato della famiglia Limatola, Ezio Bonnanni, è una «sentenza fondamentale per il riconoscimento anche del danno psicologico sofferto dai familiari delle vittime».

Limatola è stato imbarcato sull’incrociatore Vittorio Veneto (nella foto). Quindi dal 1973 al 1978 ha prestato sevizio prima alla base navale di La Maddalena, in Sardegna, poi a Napoli, città di cui era originario e in cui vive tuttora la vedova.

Dagli atti processuali, emerge che, scrive il giudice Claudio Patruno nella sentenza, “sia negli ambienti in cui il Limatola ebbe a svolgere servizio sia a bordo delle navi in cui fu imbarcato, era presente e frequente l’amianto”.  Precisando, inoltre, che né “tute, guanti, o maschere filtranti” venivano fornite all’equipaggio, né erano presenti “adeguati sistemi di depurazione dell’aria, o sistemi di isolamento sicuro del minerale”.

La diagnosi dei medici pesa più di una sentenza

Nel 2011 i medici hanno diagnosticato al sottufficiale la patologia asbesto-correlata. Il militare, quindi, si adopera per assicurarsi il riconoscimento di vittima del dovere e la liquidazione della speciale elargizione e dei doverosi riconoscimenti ai familiari.  Che ottiene anche grazie alla difesa dell’avv. Bonanni.

Lo stesso Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, sostiene la famiglia del sottufficiale nella causa contro il ministero della Difesa per ottenere il risarcimento dei danni. Ossia, danno non patrimoniale, danno da perdita di rapporto parentale e danno biologico psichico.

«Un’altra sentenza fondamentale – dichiara Bonanni – per il riconoscimento anche del danno psicologico sofferto dai familiari delle vittime, che possono cadere in forte depressione per quella che considerano a tutti gli effetti un’ingiustizia. Morire al lavoro è qualcosa che non può essere accettato».

Il Presidente Giorgio Napolitano: il giusto ristoro dei danni delle vittime

La battaglia legale è stata difficile da vincere per la forte opposizione dell’Avvocatura dello Stato, che ha difeso strenuamente il ministero della Difesa.  All’epoca, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intervenne rimandando alle Camere il testo normativo noto come “Legge salva ammiragli”, perché ci fosse il giusto ristoro dei danni delle vittime.

Fondamentali le indagini della Procura della Repubblica di Padova

Infatti, la Procura della Repubblica di Padova ha verificato che i marinai a bordo delle navi della Marina Militare operavano in ambienti angusti. Cosa che “favoriva un’alta concentrazione delle fibre di amianto nell’aria”, ha riportato il giudice nella sentenza.

“Anche nella sede della base della Marina Militare di Napoli – si legge sempre nel dispositivo – il minerale era stato ampiamente utilizzato, sia in forma compatta che fibrosa, ed anche in questa sede il personale lavorava senza adeguata protezione”.

Manifesta la commozione del figlio del sottufficiale, Vincenzo Limatola, perché «per noi era importante avere avuto giustizia dopo aver saputo della sentenza favorevole. Perché la nostra famiglia ha patito enormi sofferenze dopo la terribile diagnosi e la morte di papà».

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