lunedì, Settembre 26, 2022

Ambiente Svenduto: condannati i gestori dell’ILVA

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Ambiente Svenduto Ilva di Taranto
Ilva di Taranto – foto Renato Ingenito ANSA

Il processo Ambiente Svenduto, per i danni causati dall’ILVA di Taranto, cominciato nel 2016, si è concluso oggi.  I 47 imputati (44 persone fisiche e 3 società) sono stati condannati con pene che vanno fino a 22 anni di reclusione.

Secondo la Corte d’Assise del tribunale jonico, l’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico ha causato un disastro ambientale.

Condannato a 22 anni di reclusione Fabio Riva e a 20 anni Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva. I due, padre e figlio, rispondono di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro

Ambiente svenduto: posizione Osservatorio Nazionale Amianto

«L’ONA e Contramianto sollecitano, ancora una volta, la presa d’atto della condizione di rischio e del disastro ambientale, causato anche dalle condotte omissive e opache delle istituzioni regionali e territoriali – sostiene l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -. Deputate, queste, alla verifica e alla interdizione di tali condotte, che la sentenza di oggi, 31 maggio 2021, risultano essere state vagliate e confermate in sede dibattimentale, seppure in primo grado».

Oltre agli elementi aerodispersi e sversati nelle acque del Mar Piccolo, tutt’oggi, all’interno dell’ex stabilimento ILVA ci sono tonnellate e tonnellate di amianto.

Per questo motivo l’ONA sollecita il ministero del Lavoro, la presidenza del Consiglio e lo stesso ministro della Transizione ecologica, a provvedere alla «bonifica e messa in sicurezza dello stabilimento e dei siti circostanti. È necessario che tutte le istituzioni ai vari livelli si assumano le loro responsabilità», continua Bonanni.

L’impegno dell’Osservatorio e dell’associazione Contramianto prosegue nella città di Taranto, come nel resto d’Italia, sia con la prevenzione primaria sia con la tutela giuridica dei cittadini e lavoratori.

«Anche con l’interdizione di ulteriori condotte lesive. Ed è per questo che si auspica che ci sia al più presto la bonifica, con la rimozione di tutti i veleni dell’ILVA», dichiarano congiuntamente l’avv. Bonanni e Luciano Carleo, rispettivamente legale e presidente dell’associazione Contramianto.

Confiscati gli impianti a caldo dell’acciaieria

Ambiente Svenduto, l'ILVA
La fabbrica della ex ILVA oggi amministrata da ArcelorMittal

La sentenza del processo ILVA Taranto ha pronunciato anche la confisca degli impianti a caldo dell’acciaieria più grande d’Europa.  La ex ILVA, nel frattempo, è stata gestita prima da un commissario e poi acquisita dal colosso Arcelor Mittal.

Quindi gli impianti a caldo anche se sotto sequestro, restano con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica.

Infatti, una legge del 2012 confermata anche dalla Corte Costituzionale ritiene l’acciaieria pugliese strategica per l’economia nazionale.

Ambiente svenduto Taranto: condannati Vendola e Assennato

I giudici hanno condannato a tre anni e mezzo di reclusione l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

«Mi ribello a una giustizia che calpesta la verità – ha commentato Vendola -. Una sentenza che colpisce chi non ha mai preso un soldo dai Riva, che ha scoperchiato la fabbrica, che ha imposto leggi contro i veleni».

Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso.  Secondo la tesi degli inquirenti, l’ex governatore avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché “attenuasse” le relazioni dell’Arpa Puglia relative alle ispezioni ambientali nello stabilimento siderurgico. Si condanna Assennato a 2 anni per favoreggiamento.

Esultano ambientalisti e famiglie tarantine

Un presidio di ambientalisti e genitori tarantini ha atteso dal mattino con soddisfazione la lettura della sentenza di Ambiente Svenduto.

«Nessuna aula di Tribunale potrà risarcire le famiglie tarantine per il dolore versato – ha commentato Angelo Bonelli dei Verdi -. La magistratura, purtroppo, è dovuta intervenire per fare quello che la politica avrebbe dovuto fare. La sentenza condanna anche la politica per le scelte fatte».

Tra gli altri, erano presenti anche delegati del movimento Tamburi Combattenti e delle associazioni che aderiscono al Comitato per la Salute e per l’Ambiente (Peacelink, Comitato Quartiere Tamburi, Donne e Futuro per Taranto Libera, Genitori Tarantini, LiberiAmo Taranto e Lovely Taranto). Le parti civili sono un migliaio.

Sentenza ILVA di Taranto e disastro ambientale

Lo stabilimento ILVA di Taranto fu fondato nel 1965 e, in questi anni, ha causato uno dei più seri disastri ambientali in Italia.

Infatti, presso questo stabilimento, si sono compiuti processi produttivi in cui si è fatto uso di carbone e di altri prodotti cancerogeni e tossici, hanno contaminato l’ambiente e la città di Taranto, provocando diversi danni alla salute dei cittadini.

In particolare, si riscontra l’esposizione a diversi cancerogeni come ferro, ossidi di ferro, arsenico, piombo, vanadio, nichel e cromo. Inoltre, sono presenti molibdeno, nichel, piombo, rame, selenio, vanadio, zinco, platino, ossidi di zolfo e di azoto.

Infine sono ancora presenti nello stabilimento ILVA Taranto circa 4000 tonnellate di amianto e di materiali contenenti amianto.

La condizione ambientale ormai insostenibile e la diffusione di malattie asbesto correlate e di altre neoplasie tra i cittadini e i lavoratori hanno indotto la Magistratura a intervenire.

Nel dicembre del 2019, il Tribunale di Taranto ha confermato il sequestro e lo spegnimento dell’altoforno 2. Nel frattempo sono in corso i diversi procedimenti giudiziari.

Convegno a Taranto e l’impegno dell’ONA

La struttura industriale ILVA di Taranto si trova nel quartiere Tamburi. In questo luogo ci sono circa 18.000 abitanti, che sono stati esposti direttamente alle polveri inquinanti, comprese quelle di amianto-asbesto.

Durante il convegno tenuto a Taranto il 27 novembre 2021 “Danno da amianto, tutela preventiva, previdenziale e risarcitoria!“, l’Avvocato Bonanni ha reso noto che in Puglia si registrano 3.200 casi di cancro del polmone e almeno 2.800 decessi. Sommando anche le morti provocate da altre patologie asbesto correlate, si arriva a 6mila decessi in tutta la regione. Di questi, tra il 1993 e il 2021, 1.020 sono avvenuti nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia-Borgo di Taranto.

«È indispensabile mettere in pratica il concetto di prevenzione primaria – dichiara l’Avvocato -. Attraverso la bonifica si può restituire dignità ai territori sfregiati da una cultura che ha privilegiato il profitto alla vita umana».

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