sabato, Giugno 12, 2021

Ambiente Svenduto: condannati i gestori dell’ILVA

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47 gli imputati stati condannati con pene che vanno fino a 22 anni di reclusione. L’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico ha causato un disastro ambientale

Il processo Ambiente Svenduto, per i danni causati dall’ILVA di Taranto, cominciato nel 2016, si è concluso oggi.  I 47 imputati (44 persone fisiche e 3 società) sono stati condannati con pene che vanno fino a 22 anni di reclusione.

Secondo la Corte d’Assise del tribunale jonico, l’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico ha causato un disastro ambientale.

Condannato a 22 anni di reclusione Fabio Riva e a 20 anni Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva. I due, padre e figlio, rispondono di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro

La posizione dell’Osservatorio Nazionale Amianto, parte civile

«L’ONA e Contramianto sollecitano, ancora una volta, la presa d’atto della condizione di rischio e del disastro ambientale, causato anche dalle condotte omissive e opache delle istituzioni regionali e territoriali – sostiene l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -. Deputate, queste, alla verifica e alla interdizione di tali condotte, che la sentenza di oggi, 31 maggio 2021, risultano essere state vagliate e confermate in sede dibattimentale, seppure in primo grado».

Oltra agli elementi aerodispersi e sversati nelle acque del Mar Piccolo, tutt’oggi, all’interno dell’ex stabilimento ILVA ci sono tonnellate e tonnellate di amianto.

Per questo motivo l’ONA sollecita il ministero del Lavoro, la presidenza del Consiglio e lo stesso ministro della Transizione ecologica, a provvedere alla «bonifica e messa in sicurezza dello stabilimento e dei siti circostanti. È necessario che tutte le istituzioni ai vari livelli si assumano le loro responsabilità», continua Bonanni.

L’impegno dell’Osservatorio e dell’associazione Contramianto prosegue nella città di Taranto, come nel resto d’Italia, sia con la prevenzione primaria sia con la tutela giuridica dei cittadini e lavoratori.

«Anche con l’interdizione di ulteriori condotte lesive. Ed è per questo che si auspica che ci sia al più presto la bonifica, con la rimozione di tutti i veleni dell’ILVA», dichiarano congiuntamente l’avv. Bonanni e Luciano Carleo, rispettivamente legale e presidente dell’associazione Contramianto.

Confiscati gli impianti a caldo dell’acciaieria

La sentenza ha pronunciato anche la confisca degli impianti a caldo dell’acciaieria più grande d’Europa.  La ex ILVA, nel frattempo, è stata gestita prima da un commissario e poi acquisita dal colosso Arcelor Mittal.

Quindi gli impianti a caldo anche se sotto sequestro, restano con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica.

Infatti, una legge del 2012 confermata anche dalla Corte Costituzionale ritiene l’acciaieria pugliese strategica per l’economia nazionale.

Per l’Ambiente svenduto, condannati Vendola e Assennato

I giudici hanno condannato a tre anni e mezzo di reclusione l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

«Mi ribello a una giustizia che calpesta la verità – ha commentato Vendola -. Una sentenza che colpisce chi non ha mai preso un soldo dai Riva, che ha scoperchiato la fabbrica, che ha imposto leggi contro i veleni».

Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso.  Secondo la tesi degli inquirenti, l’ex governatore avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché “attenuasse” le relazioni dell’Arpa Puglia relative alle ispezioni ambientali nello stabilimento siderurgico. Assennato è stato condannato a 2 anni per favoreggiamento.

Esultano ambientalisti e famiglie tarantine

Un presidio di ambientalisti e genitori tarantini ha atteso dal mattino con soddisfazione la lettura della sentenza di Ambiente Svenduto.

«Nessuna aula di Tribunale potrà risarcire le famiglie tarantine per il dolore versato – ha commentato Angelo Bonelli dei Verdi -. La magistratura, purtroppo, è dovuta intervenire per fare quello che la politica avrebbe dovuto fare. La sentenza condanna anche la politica per le scelte fatte».

Tra gli altri, erano presenti anche delegati del movimento Tamburi Combattenti e delle associazioni che aderiscono al Comitato per la Salute e per l’Ambiente (Peacelink, Comitato Quartiere Tamburi, Donne e Futuro per Taranto Libera, Genitori Tarantini, LiberiAmo Taranto e Lovely Taranto). Le parti civili sono un migliaio.

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