sabato, Settembre 18, 2021

Alluvione e dissesto idrogeologico, come tutelare il nostro territorio

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L’esondazione della piena, causò quattro vittime e ingenti danni a infrastrutture vicine all’alveo di corsi d’acqua e danni rilevanti anche in zone collinari, causati dallo scorrere particolarmente intenso dell’acqua incanalata; l’episodio causò anche numerose situazioni di dissesto idrogeologico.

Una violenta alluvione Ginosa 2013

Ginosa, in provincia di Taranto, l’alluvione del 7 ottobre 2013 causò quattro vittime e ingenti danni a infrastrutture

Sul disastro di Ginosa, la procura di Taranto aprì un fascicolo di indagine a vario titolo, per cooperazione colposa in inondazione, disastro colposo e omicidio colposo.

Per quando riguarda alluvione Ginosa Taranto, le condotte degli indagati – trenta tra dirigenti e tecnici dell’Autorità di bacino della Basilicata, della Provincia di Taranto, dei Comuni di Ginosa e Laterza, del Parco naturale Terra delle gravine e dell’Acquedotto pugliese -, secondo l’accusa all’epoca, avrebbero determinato una “grave alterazione del territorio e dei centri abitati con esposizione in pericolo della pubblica incolumità”.

L’area dei bacini idrografici a monte di Ginosa – descrive una relazione dell’Ordine dei Geologi della Puglia -, fu interessata da intense precipitazioni anche il giorno precedente l’alluvione Taranto provincia: la pioggia abbondante del 6 ottobre e le condizioni di saturazione del terreno, determinarono un tempo di deflusso dell’onda di piena delle acque meteoriche del giorno 7 verso l’alveo di raccolta, molto breve. Questo tipo di evento e dissesto Taranto fu definito come alluvione lampo (flash flood).

Recenti studi – espongono i geologi – dimostrano che negli ultimi decenni sull’arco jonico-tarantino mentre si riduceva il numero dei giorni piovosi, aumentava la quantità di pioggia durante il singolo evento meteorico: dal 3 al 6 ottobre scorso, l’area è stata interessata da “allerta gialla per temporali e rischio idrogeologico localizzato”, appunto.

Questo tipo di eventi pluviometrici intensi favorisce il ruscellamento delle acque in superficie e, di conseguenza, l’erosione del suolo e la perdita di suolo utile. La conseguenza è, da una parte, un incalzante processo di desertificazione. Nel complesso, però, gli episodi di criticità idrologica (esondazione dei corsi d’acqua, alluvioni) e i fenomeni di dissesto idrogeologico (frane) saranno sempre più frequenti, e “metteranno a nudo la fragilità di un territorio sfruttato e deturpato da un’attività antropica che non “vede” e non rispetta le caratteristiche intrinseche proprie dell’ambiente in cui l’uomo vive”.

Della grave alterazione del territorio e dei centri abitati, se ne parla nel convegno dal titolo: “La fragilità del territorio: dalla pericolosità al Rischio. Azioni di prevenzione e gestione”.

Nel corso dell’evento si parla di come tutelare il nostro territorio, di come mettere al centro della gestione la prevenzione e la riqualificazione dello stesso, di come divulgare consapevolezza e creare coscienza critica diffusa.

Il seminario è stato organizzato dall’Ordine dei Geologi (Org) della Puglia, dal Comune di Ginosa e dalla Società italiana di geologia ambientale (Sigea) in collaborazione con l’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della Provincia di Taranto, e con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm), dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino meridionale (AdB Dam), della Regione Puglia, del Politecnico di Bari, dell’Università degli studi di Bari, dell’Ordine dei geologi di Basilicata, dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Taranto.

A Ginosa, il 9 ottobre 2018, alle ore 08,30 al Teatro Comunale Alcanicés, in Corso Vittorio Emanuele II, 44.

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