Mille miliardi di alberi per salvare Venezia e l’arte italiana

alberi, bosco

L’uomo è al centro di tutto? No. La Biologia è al centro di tutto. Il neurobiologo Stefano Mancuso, ospite del programma Stati generali” di Serena Dandini, sostiene che per combattere l’aumento dell’anidride carbonica nell’aria, nello specifico nelle città e controllare il riscaldamento globale della Terra, basterebbe piantare alberi.

Esiste una comunità molto più evoluta degli esseri viventi: la nazione delle piante

  Oggi, per migliorare subito la qualità dell’aria e il clima di domani. Piantare semplicemente mille miliardi di alberi sulla Terra.

In pratica, ognuno di noi, se volesse contribuire in tempo reale, potrebbe semplicemente piantare 143 alberi, nel più breve tempo possibile: un giorno, un mese, un anno.

A pensarci bene, io li ho piantati in un solo anno, andando liberamente in campagna o nei boschi dell’Alta Murgia. Ho la passione di guardar le pietre naturali, i territori, la geologia che li supporta e le piante che nascono e crescono su estese pianure e colline agricole.

Nel mio piccolo podere agricolo ereditato, ho la passione di guardar le piante, potarle, liberarle dai rami secchi, mettere in evidenza i rami migliori, coprire le radici di terra che, dopo poche settimane, mi regalano un nuovo piccolo albero da ripiantare, che cresce velocemente, a vista d’occhio.

Questa considerazione m’invita a incitarvi a guardar le piante, gli arbusti e gli alberi del vostro giardino, della vostra strada in cui abitate o transitate abitualmente, del vostro viale di campagna, del vostro parco nelle vostre città, invitandovi a soffermarvi e a immaginare di poter semplicemente piantare un nuovo albero in uno spazio dove non c’è, al fianco di una strada deserta, in una piazza con pochi esemplari in un’aiuola, in un parco pubblico tra un albero e un arbusto.

C’è molto spazio nelle vostre città, nei vostri comuni, nei vostri borghi e, specialmente, nelle città contemporanee, dove è necessario combattere l’aumento dell’anidride carbonica nell’aria e controllare il riscaldamento globale della Terra dove il sole picchia sulle strade d’estate; strade e vie che, puntualmente, sono semplicemente pavimentate con neri nastri d’asfalto e scuri marciapiedi composti con materiali edili di vario tipo, con sporadici alberi piantati in qualche aiuola, nel migliore dei casi.

Filari di alberi fitti come boschi, creano un ombrello naturale sotto cui passeggiare. Le strade in città, dovrebbero essere semplici percorsi tra filari di alberi fitti come boschi. Che creano un ombrello naturale sotto cui passeggiare, muoversi a piedi, in bici, in moto, in auto e con mezzi pubblici. Tra isolati e architettura, per rendere semplicemente piacevole la vita in città, nei comuni e nei borghi, questi ultimi molto spesso assolati e torridi d’estate, spogli e freddissimi d’inverno.

Così facendo contribuiremmo a diminuire drasticamente l’anidride carbonica e il riscaldamento globale e, nell’attesa dell’inversione di processo, passeggeremmo in città all’ombra di boschi di querce, platani, roverelle, magnolie, pini d’Aleppo.

Boschi di querce e pini d’Aleppo. Mi tornano in mente i parchi voluti da Federico II in Sicilia, di chiara derivazione araba. Per Lui conoscere la natura e la sua armonia, lo portò inizialmente a restaurare i giardini palermitani de la Milza con l’annessa colombaia.

Realizzò il vivaio di San Cosmano nei pressi di Augusta, sulla grande sorgente di Burgimillusi in una Sicilia poco abitata, dove le colture cerealicole si fondevano con quelle specializzate introdotte dagli arabi. E, nelle estese aree libere, dedicò particolari cure alle foreste, entro cui, si esercitava alla caccia lungo l’arco montuoso che si affacciava sul Tirreno e sulla costa jonica tra Messina e Siracusa.

Una vasta rete di boschi e parchi tra castelli e i centri abitati

La Sicilia e le splendide residenze della Conca d’Oro, dove i Normanni avevano introdotto una sapientissima pianificazione del suolo di matrice musulmana, elevandola a simbolo di un preciso ordine ideologico, è sempre stata presente nella sua memoria.

Perché il loro essere nello spazio, che si manifestò in forme eterogenee, celebrava la magnificenza attraverso segni, densi di complesse valenze simboliche, dimostrando la poliedrica capacità di adattamento alle culture diverse, che seppero utilizzare e fondere in un’armoniosa architettura nella natura.

L’inserimento dei palazzi nei giardini e i giardini nelle città, avevano l’ambizione di evocare il paradiso terrestre. In essi si riproduceva il topos antico del locus amoenus e anticipavano il concetto del “buon governo” e dell’armonica prosperità del luogo abitato nella natura.

Un’idea del Parco reale di Palermo, noto come il Genoardo (da gennat alard, il Paradiso sulla terra), è ancora visibile nei mosaici dell’appartamento di Ruggiero II nel palatinum palermitano.

I giardini e i palazzi, alcuni affacciati su “mari”, di chiara derivazione araba, erano costruiti in funzione dell’architettura, dove anche le acque appartenevano al contesto urbano. Compresi i grandi bacini perimetrali che apparivano “mari reali” come la Favara (la Sorgente), identificato come il palazzo di Maredolce, che si specchiava su un mare di acqua dolce.

Un’ampio vivaio, con un serraglio alieutico nel Parco Altofonte, serraglio di caccia popolato anch’esso da daini, caprioli e cinghiali, tra verde intenso e canali di acque sorgive.

Tutto ciò trasmette, insieme al linguaggio dell’architettura e dell’ornamentazione, una raffinata magnificenza, esprimendo messaggi di pace, di ordine, esaltandone le più straordinarie valenze ed emanando il senso del Paradiso terrestre.

Dovremmo tornare a ricreare un Paradiso sulla Terra, per noi e per le comunità che popolano la Terra nel grande rispetto della “nazione delle piante”, cercando e realizzando un’armonia possibile.

E piantare alberi contribuisce notevolmente a regolare le stagioni, le temperature, i venti, le maree. Consapevoli che, ognuno di noi, può realmente contribuire, a proposito di maree, anche a salvare Venezia dall’acqua alta. Che quest’anno, in particolare, ha raggiunto livelli altissimi.

Contribuendo, contestualmente, a far diventare l’Italia, uno dei polmoni verdi sulla Terra, insieme all’Amazzonia, in cui sono insediati ottomila comuni che, come Venezia, custodiscono architettura e opere d’arte italiana d’inestimabile valore.

Video Essenziale:

Stefano Mancuso, Facebook Editori Laterza,

Stefano Mancuso agli STATI GENERALI di Serena Dandini parla della “nazione delle piante”

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