giovedì, Luglio 18, 2024

Gli alberi non si abbattono se non costituiscono un rischio 

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UNA RECENTE SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO IN MATERIA DI TUTELA E GESTIONE DEGLI ALBERI HA STABILITO CHE GLI ALBERI NON SI POSSONO ABBATTERE SE NON COSTITUISCONO UN RISCHIO PER L’INCOLUMITÀ PUBBLICA. L’AUTOREVOLE PRONUNCIA GIURISPRUDENZIALE IN FAVORE DEGLI ALBERI E DEL BUON SENSO È PARTICOLARMENTE IMPORTANTE IN UN MOMENTO IN CUI IL NOSTRO PAESE HA RITRATTATO TUTTE LE PROMESSE CONTRO IL FOSSILE E LA DISTRUZIONE DELLE RISORSE NON RINNOVABILI

A fine ottobre, un giudice italiano ha stabilito che gli alberi vanno tutelati. Per questo, non se ne può ordinare l’abbattimento d’urgenza se non si dimostra che è indispensabile per la pubblica incolumità.

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con una sentenza relativa all’accoglimento dell’appello promosso da due cittadini di Pont Canavese (TO).

L’appello era stato promosso contro un’ordinanza sindacale, motivata da presunta incolumità pubblica, di abbattimento di un abete rosso secolare.

Due i motivi per i quali il Consiglio di Stato ha considerato l’ordinanza illegittima: la carenza di presupposti e una istruttoria non adeguata. Infatti, i provvedimenti, come le ordinanze contingibili e urgenti per abbattere gli alberi, devono essere limitate ai casi che presentano i presupposti della necessità e dell’urgenza.

Il provvedimento deve fondarsi su una eccezionale situazione di pericolo, tale da non potere essere fronteggiata se non con interventi immediati e indilazionabili. 

La vicenda

Il 12 marzo 2020, su parere dei Carabinieri Forestali locali, il sindaco di Pont Canavese (Torino) emise un’ordinanza urgente. Questa intimava ai proprietari di un abete rosso secolare alto circa 29 metri di abbatterlo. Secondo il sindaco e i Carabinieri, l’abete costituiva un pericolo imminente per la pubblica incolumità sulla viabilità pubblica e nell’abitato circostante. I proprietari fecero ricorso al Tar Piemonte, che nel marzo 2021 lo respinse, ritenendo legittima l’ordinanza impugnata.

Dalla relazione del Comando Forestale e dalla perizia agronomica commissionata dal Comune di Pont Canavese, a parere del Tar, si evinceva un rischio di caduta. I proprietari proposero appello al Consiglio di Stato per difetto di motivazione, eccesso di potere, travisamento ed erronea valutazione dei fatti presupposti. Ritenevano, sulla base di una loro consulenza, che mancasse del tutto un grave pericolo per l’incolumità pubblica e per la sicurezza urbana.

Come si è arrivati a questa sentenza

Il Consiglio di Stato ordinò una perizia con la quale si accertò che i livelli di rischio si collocavano al di sotto delle normali soglie di tolleranza. Ciò significa che tali rischi si collocano a livelli internazionalmente riconosciuti come accettabili, in quanto attualmente “i più bassi ragionevolmente possibili”.

È stato considerato anche che il cosiddetto “rischio zero” di caduta di un (qualsiasi) albero non esiste. Ma in questo caso non esisteva neppure un grave pericolo attuale che giustificasse una ordinanza d’urgenza per l’abbattimento dell’albero secolare. Soprattutto perché, dopo due anni di causa, l’albero in questione non ha accusato alcun minimo cedimento.

Il Consiglio di Stato ha così stabilito «l’illegittimità dell’ordinanza del Sindaco di Pont Canavese, per carenza dei presupposti e, comunque, in quanto non fondata su adeguata istruttoria». L’ordinanza è stata annullata e il sindaco condannato alle spese.

Numero verde ONA

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