“Aia dei venti”: imprenditori, politici e ‘ndrangheta, la solita “giostra”

“Aia dei Venti”, località di Mongrassano, in Calabria, al centro di una querelle per l’insediamento di una grande centrale eolica che deturpa il paesaggio

 

Difficile capire a cosa possa servire, eppure i lavori proseguono tra le proteste dei comitati che non si rassegnano a vedere il loro territorio ferito per sempre.

I boschi di Aia dei Venti, località di Mongrassano in provincia di Cosenza, dove stanno impiantando il parco eolico

Il grande impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica, in costruzione a Mongrassano (CS), precisamente in località “Aia dei venti”, ha suscitato malcontento e disapprovazione nell’intero circondario.

Tutta la comunità non vuole che si compia l’ennesimo disastro nel proprio territorio, imposto dall’alto per i soliti interessi economici che l’eolico frutta agli imprenditori del campo energetico, spesso agganciati al mondo politico.

In Calabria, l’eolico è stato sovente al centro degli interessi mafiosi, basti ricordare l’inchiesta “Via col vento”, che solo pochi mesi fa ha svelato l’ingerenza delle cosche in ogni settore legato all’eolico, ingerenza non contrastata da amministratori e imprenditori, che si sono resi, invece, conniventi.

L’affare di Mongrassano, visto da vicino e da un punto di vista tecnico, è stato autorizzato dalla Regione Calabria con decreto dirigenziale del 20 giugno 2014.

L’impianto eolico ricade anche nei comuni limitrofi di San Marco Argentano e Cervicati e prevede la realizzazione di sei torri eoliche alte 150 metri su un’area classificata ad alto rischio sismico e idrogeologico.

Proprio qui è prevista una colata di circa 12mila mc di calcestruzzo, oltre al carico delle sovrastrutture. I lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2014 e terminare a giugno 2019, ma furono prorogati all’anno successivo. In realtà, sono iniziati nei primi mesi del 2019 e hanno già distrutto un intero patrimonio boschivo e modificato tutto l’assetto idrogeologico e ambientale, senza tener conto del vincolo incendi (l’ultimo è divampato nel 2017), né delle tradizioni, visto che la strada per la costruzione del parco ricade su un sentiero riconosciuto dall’Atlante storico dei percorsi francescani (Via Frangigena, percorsa da San Francesco di Paola da San Marco Argentano a Paola, ora distrutta).

Intanto, i cittadini sono preoccupati per la realizzazione dell’impianto di 16 megawatt che indebolisce un territorio fragilissimo ed è ancora vivo in loro il ricordo della spaventosa frana che nel 2005 ha devastato un comune vicino.

Augusto Pugliese, presidente del gruppo Ambiente e territorio di Mongrassano parla di disastro «voluto da pochi a discapito di una intera comunità, nel silenzio tombale delle istituzioni, svendute per quattro spiccioli ad una multinazionale spagnola. La distruzione di questa località e di questo crinale, che tra l’altro è un crinale di faglia, la famosa faglia di San Fili-San Marco, hanno stravolto l’assetto idrogeologico, hanno sradicato un’intera foresta costituita da alberi di castagno, da querce e lecci secolari, ha azzerato un ecosistema composto da specie rare. È stato distrutto – continua Pugliese – il sentiero di San Francesco di Paola, citato nell’Atlante dei percorsi religiosi, poiché attraverso la così detta montagna Magna si raggiunge il santuario di Paola. Per noi la partita non è chiusa gli atti non sono chiari, noi cercheremo la verità. Purtroppo, anche le famose associazioni ambientaliste si sono dileguate, ma noi, insieme a seri e validi professionisti, cercheremo di difendere un territorio già misero e martoriato, ma unico nella sua bellezza naturalistica».

L’opera è notevole, il costo si aggira sui 40milioni di euro ma diversi ‘contrattempi’ hanno prolungato i termini per la sua realizzazione. Infatti, i lavori sono stati sospesi dalla Direzione generale del MIBAC (Ministero per i beni e le attività culturali) nello scorso mese di giugno, a causa dell’autorizzazione ambientale scaduta nel 2017 e per irregolarità nell’iter amministrativo.

L’impresa costruttrice ha, quindi, presentato ricorso al Tar Calabria, che ha sospeso il provvedimento del MIBAC e i lavori sono ripresi i primi di settembre. Si attende, ora, l’esito del ricorso al Consiglio di Stato da parte del MIBAC e si confida nel fatto che, non essendo stato rispettato il termine ultimo per la consegna dei lavori, si dovrebbe chiedere una proroga per la seconda volta, che potrebbe non essere concessa.

Intanto, si continua a distruggere un patrimonio boschivo di ineguagliabile bellezza, nel silenzio di Regione, Corpo Forestale, dirigenti degli uffici comunali, tutti informati puntualmente dello scempio che si sta compiendo, in assenza, peraltro, delle dovute autorizzazioni.

Una prassi molto in uso a queste latitudini, dove la maggior parte dei lavori pubblici si eseguono senza il rispetto delle norme. L’importante è far girare i soldi. E l’eolico ne fa girare tanti, con le sue pale al vento che distribuiscono prebende a imprese, politici, malavita.

Solo così possiamo capire a cosa può servire un impianto per la produzione di energia elettrica in una regione come la Calabria, tra le principali aree produttrici di energia elettrica, seconda per sovrapproduzione, in piena autosufficienza da anni. Ecco a cosa serve l’ennesimo parco eolico: a sperperare montagne di denaro che andranno a finire nelle tasche dei soliti noti e a distruggere l’ambiente in cui viene realizzato.

 

 

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