mercoledì, Luglio 24, 2024

Acciaierie d’Italia ex ILVA: le bonifiche dell’amianto ferme al 63%

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ACCIAIERIE D’ITALIA, EX ILVA, CHIEDE UNA PROROGA PER TERMINARE LA BONIFICA

Fino al 27 marzo è stato rimosso il 63% dell’amianto presente nell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia. È quanto riportato nell’ultimo report di monitoraggio dell’ISPRA sullo stabilimento. Il 1° maggio 2019 erano 5.772 le tonnellate di amianto presenti e, secondo le prescrizioni dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambiente), gli interventi di bonifica dovranno concludersi il 23 agosto di quest’anno. Ma sono ancora 2.140 le tonnellate da bonificare. Per questo i commissari dell’acciaieria più grande d’Europa hanno chiesto una proroga al 2028 presentando a febbraio al ministero dell’Ambiente un’istanza di nuova Autorizzazione Integrata Ambientale che avrà validità 12 anni.

L’azienda è in ritardo su alcune prescrizioni

I commissari, preso nota della situazione, rispondono che “la stessa Acciaierie d’Italia, ancora in data 25-27 gennaio 2023, aveva consegnato all’Ispra, in seno alla procedura di vigilanza svolta da quest’ultima tra gennaio e febbraio 2023 (pochi giorni prima della trasmissione della domanda di rinnovo dell’AIA da parte del gestore), i cronoprogrammi da cui si evinceva che il gestore avrebbe eseguito le prescrizioni entro il termine del 23 agosto 2023”.

Di conseguenza è necessario valutare le condizioni che, effettivamente, hanno impedito di adempiere la bonifica secondo i termini previsti.
Secondo l’Ispra, dopo i controlli effettuati in seguito all’emanazione del Dpcm, come organo di controllo d’intesa con l’Arpa “ha accertato violazioni e ha conseguentemente redatto informative di reato”, nonché “verbali di accertamento e contestazione notificati ai trasgressori”.

Il 29 marzo durante la riunione dell’Osservatorio Ilva è stato discusso nuovamente il Programma Organico Gestione Amianto (PORA). Questo fu presentato il 30 aprile 2019 dal gestore dell’ex Ilva (allora Arcelor Mittal).
Il PORA verteva su tre diversi punti riguardanti, ovviamente, lo smaltimento dell’amianto:
 –il cronoprogramma BLUE (che riguarda interventi su componentistiche elettriche di vecchia generazione)
-il GREY (che prevede interventi su impianti la cui bonifica è possibile solo alla fine della vita tecnica degli stessi e/o alla loro fermata)
– il RED (in merito ad interventi su impianti o locali dismessi o non in marcia)

Secondo quanto stimato dall’ISPRA si prevedeva che entro agosto di quest’anno sarebbero state smantellate le 2.140 tonnellate di amianto restanti.

Il parere dell’Ingegner Ferranti dell’ISPRA

L’Ing. Ferranti ha dichiarato al Corriere di Taranto “che i recenti cronoprogrammi trasmessi dal Gestore riportano in alcuni casi una data di conclusione dei lavori successiva alla data indicata dalla prescrizione di cui all’articolo n. 13, comma 2, del DPCM del 29/9/2017 prevedendo un arco temporale per gli interventi fino al 2028”. 

Come sono andate le cose

Invece, durante la riunione, Acciaierie D’Italia ha affermato che queste stime sono “indicative” perché non tengono conto delle varie tipologie di manufatti contenenti amianto accertati o presunti all’interno delle istallazioni.
Questo perché, secondo il dottor Fardelli dell’AIA, non sono stati considerati gli interventi GREY da effettuare alla rottura dei macchinari.
Inoltre, si stima che gli smantellamenti da effettuare nel cronoprogramma BLU potrebbero concludersi a novembre 2028 e i RED s dicembre 2025.

Tutto questo a discapito dei lavoratori

Cala un velo di silenzio e dubbi sulla questione amianto nell’ex ILVA. Anche il nostro giornale ha più volte cercato di contattare il direttore dell’ARPA Puglia ma senza risposta.
Ci chiediamo perché, dopo la chiusura e il passaggio da ILVA ad Acciaierie d’Italia a causa delle malattie correlate all’esposizione all’amianto ci sono ancora ritardi, proroghe e incertezze. Questa nuova gestione doveva essere un nuovo inizio. Ma, da ritardi e stime indicative sembra che non tutto vada come stabilito.


“Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere” Bertolt Brech

Numero verde ONA

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